Vipera walser, nuova specie per l’Italia

Vipera walser - Canon 7D, sigma 15mm fisheye f/2.8 (f/8.0, 1/125s, 2000iso)

Vipera walser, una femmina in termoregolazione nonostante la nebbia. La capacità di restare in attività anche in condizioni meteo poco ottimali, permette a questo animale di sopravvivere in un contesto alpino decisamente piovoso e umido  – Canon 7D, sigma 15mm f/2.8 fisheye (f/8.0, 1/125s, 2000iso)

Vipera walser nel suo habitat naturale – Canon 600D, sigma15mm f/2.8 fisheye (f/13, 1/200, 200iso)

Non è comune descrivere nuove specie di vertebrati, ma un gruppo di appassionati erpetologi, lontani dall’essere definiti tassonomi professionisti, ci sono riusciti. Vipera walser sp. nov. (Ghielmi, Menegon, Marsden, Laddaga, Ursenbacher, 2016).

Fino a ieri erano due le specie di vipere conosciute per il Piemonte, Vipera aspis e Vipera berus (il marasso), ed è proprio questa popolazione di marasso, così disgiunta e con individui leggermente più piccoli, che ha destato qualche dubbio. Così grazie ad analisi del DNA è stato possibile, per i cinque ricercatori autori della pubblicazione (qui), dimostrare che si trattasse di una specie novella. Infatti, questa vipera è risultata essere geneticamente più vicina alle vipere del Caucaso che a quelle italiane, raccontandoci una storia bio-geografica sorprendente, difficilmente apprezzabile in altro modo. Ma quanto è affascinante la Bio-geografia?!

Vipera walser è oggi tra le vipere più minacciate al mondo, vive in meno di 500 km2 in ambiente montano, tra praterie e arbusteti. Non per altro era definita già in passato, da alcuni pastori e locali, come la “vipera dei rododendri”.

La ristrettezza del suo areale è dovuta molto probabilmente alla sottrazione di habitat che le glaciazioni, oltre 40.000 anni fa, hanno imposto a numerose specie animali. Nelle Alpi nord-occidentali, però, erano presenti alcune “aree di rifugio”, ovvero vallate che anche durante l’ultima glaciazione non sono state interessate dai ghiacci. Ed è proprio qui che Vipera walser è rimasta relitta, mantenendo fino ad oggi la sua unicità di specie e aumentando il pregio naturalistico di queste vallate. Sta a noi, oggi, in quella che è stata l’era della sesta estinzione di massa (Ceballos, 2015), conservare l’ambiente di queste vallate ed evitare la rarefazione di questa, e altre, specie.

“Una delle sfide più importanti con cui ci si dovrà confrontare per conservare nel lungo periodo questo animale, sarà proprio la sensibilizzazione delle persone nei confronti di un serpente, una vipera: un animale da sempre temuto, più di altri. Sarebbe bello se noi biellesi, come già accade in Abruzzo con la vipera dell’orsini, imparassimo a convivere, conoscere, rispettare ed ammirare, un animale che abita le “nostre” vallate da ben prima che l’uomo ci mettesse piede” – Mauro Fanelli

Contenuti supervisionati da Lorenzo Laddaga, che ringrazio per aver condiviso con me questa sua passione e per aver accresciuto le mie conoscenze in questo campo delle Scienze Naturali.

Vipera walser - Canon 7D, sigma 150 macro f/2.8 (f/5.6, 1/800s, 2000iso)

Una walser al sicuro a ridosso di un cespo d’erba, insieme ai rododendri i grossi cespi erbosi dei pascoli alpini costituiscono l’ambiente di riparo tipico di questo animale  – Canon 7D, sigma 150 f/2.8 macro (f/5.6, 1/800s, 2000iso).

Vipera walser in postura difensiva – Canon 7D, sigma 150 macro f/2.8 (f/5.0, 1/800s, 2000 iso)

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